
Il 22 febbraio dell’ormai lontano 2022 si è molto parlato e molto si è scritto sulla data palindroma. Sui social è stata una golosa occasione di ripescare strane teorie numerologiche e terrificanti ipotesi finemondiste.
Certo che la ricorrenza della cifra 2, il numero della diversità, del conflitto e della riconciliazione, ha favorito le interpretazioni più diverse e mi ha davvero stupito non averne trovato riferimenti quando solo due giorni più tardi (ancora un 2) il mondo è stato scagliato da Putin sull’orlo dell’abisso nucleare dove ancora peraltro ci troviamo.
Non meglio precisati matematici americani avrebbero soprannominato quel giorno il “Twos-day”, il giorno dei 2, a sottolinearne la straordinarietà, anche se per loro palindromo non è!
Da sempre mi piacciono i numeri e quindi ci ho ragionato un poco sopra, sulle date palindrome e straordinarie. Intanto di Twos-days, magari meno affollati, ce ne sarebbero almeno un altro paio: il 20 febbraio 2002 e il 2 febbraio 2020, quest’ultima poi è palindroma anche per gli americani.
Poi ho scoperto che in questo secolo di date palindrome che ne sono poche ma non pochissime: 29, che sarebbe qualcosa come lo 0,79 per mille. Tra queste la data più che straordinaria, quella che capita una volta solo nella storia di tutto il calendario, la palindroma bisestile: il 29 febbraio 2092! Magari qualcuno dei miei più giovani lettori potrebbe anche esserci.
Il prossimo secolo poi, di date così ce ne saranno addirittura 31, lo 0,85 per mille, grazie al fatto che dicembre ha un paio di giorni in più di febbraio.
Tutto questo potrebbe sembrare banale, inutile, letterariamente ininteressante, se non fosse che poi bisognerà aspettare fino al 10 marzo 3001, quasi 810 anni, per vederne un’altra. E che altrettanto si era aspettato il 10 febbraio del 2001, prima palindroma di questo secolo, dalla precedente, il 29 novembre 1192.
Ora mi dico: ci sarà una ragione per questo affollamento di date palindrome in questo periodo storico in cui tanto si dibatte della necessità di fare marcia indietro per non continuare a distruggere il nostro mondo!
Perché, se ci pensiamo bene, che cosa ci dice ogni data palindroma se non che sulla strada della storia esistono punti nei quali è possibile, forse necessario, fare dietro front? Si tratta certamente di una metafora che chi ha inventato la notazione delle date che ancora utilizziamo, deve aver sapientemente introdotto sperando che qualcuno ne cogliesse il senso.
E allora eccoci qui a osservare sgomenti il mondo che precipita verso abissi di desolazione che non riusciamo neppure ad immaginare, forse ignari che la metafora ci invita a retrocedere aggrappandoci con tutte le forze alla fune di soccorso che ci lancia una tecnologia finalmente liberata dalla schiavitù del potere, mentre l’abitudine, la pigrizia, la paura di mettere in gioco i nostri privilegi, ci blandiscono suggerendoci di mollare la presa lasciandoci trascinare.
Tanto per i nostri figli e i nostri nipoti ci saranno ancora molte date palindrome per porsi nuovamente il problema.
Poi, diciamoci la verità: noi, vecchi, privi di ogni potere, poveri di energie, talenti e risorse, che cosa mai potremmo voler fare? Basterà differenziare i rifiuti, economizzare acqua ed energia, riparare, riciclare, riusare, acquistare sotto casa a chilometro zero?
Possiamo sperare di arrivarci alla prossima data palindroma, il 3 febbraio del 2030, ancora in salute, più vecchi ma sempre in grado di differenziare, economizzare, riparare… e vedere in che condizioni sarà allora il mondo.
Possiamo anche guardare più avanti, immergendoci fiduciosi nelle nebbie consolatorie della teoria dell’eterno ritorno; interpretando Nietzsche a nostro uso e consumo, possiamo credere che “l’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta” e che quindi, prima che un intero giro sia compiuto, il mondo si ritroverà in uno stato ideale del passato dell’umanità.
Beh, però, a parte la difficoltà oggettiva di fissare un momento del nostro passato che davvero possa essere proposto come ideale, resta il fatto che poi torneremo ancora noi a sprecare il tutto.
Oppure potremmo cambiare prospettiva e pensare che se è vero che ognuno degli attimi che viviamo ha la opportunità di ripetersi infinite volte, allora abbiamo il dovere di viverlo al meglio. Per ogni attimo possiamo decidere qual è il suo meglio, ma il saperlo infinitamente replicato ci carica di una responsabilità che non ci è permesso ignorare.
O, per dirla con Camus: “Ogni attimo ha in sé un valore miracoloso e un volto eternamente giovane”.
molto interessante la tua ricerca Guido.
ma sono d’accordissimo sulla parte finale delle tue considerazioni:
“Oppure potremmo cambiare prospettiva e pensare che se è vero che ognuno degli attimi che viviamo ha la opportunità di ripetersi infinite volte, allora abbiamo il dovere di viverlo al meglio. Per ogni attimo possiamo decidere qual è il suo meglio, ma il saperlo infinitamente replicato ci carica di una responsabilità che non ci è permesso ignorare.”
Possiamo piantare semi buoni, ma il “libero arbitrio” di ognuno incide sulla storia.
e noi possiamo fare solo il meglio che riusciamo a fare e goderci quello che ci regala la vita. L’eredità che lasciamo la ritroviamo nelle prossime vite, nostre o di altri.
come sempre BRAVO 👏 👏👏
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